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Questa è la mia Giselle senza punte né tutù
Data 09/12/2013 13:15  Autore Teatro Regio  Hits 3215  Lingua Globale
Yorgos Loukos direttore del Ballet de Lyon: «Versione choccante»


«Giselle», nella choccante e toccante versione di Mats Ek, il coreografo svedese che attualizza il balletto caposaldo del romanticismo, da stasera (ore 20) è in scena al Regio, repliche domani (sempre alle 20) e sabato (alle 15). In scena i fortissimi danzatori del Ballet de l’Opèra de Lyon.  

 

Tutto esaurito da tempo per questa compagnia di sorprendente bravura che si è già esibita nei giorni scorsi in tre recite di «Limb’s Theorem» di William Forsythe. Trentadue danzatori: giovani, età media 27 anni. In repertorio il meglio della coreografia di oggi europea e nordamericana Jiri Kylian e William Forsythe, Merce Cunningham e Trisha Brown, Maguy Marin («Cendrillon» e «Coppélia»), Angelin Preljocaj («Roméo et Juliette») e Mats Ek. 

 

Una compagnia che negli anni si è guadagnata fama e ammirazione in tutto il mondo, di quelle che fanno più tournée. Ogni anno Parigi e New York sono un appuntamento fisso. Un uomo solo al comando: Yorgos Loukos, da quasi 30 anni direttore dei ballerini lionesi con un passato come danzatore nella compagnia di Roland Petit. 

Monsieur Loukos perché «Giselle» di Mats Ek? 

 

«Perché è una versione moderna, molto forte, non solo nel vocabolario, ma nella riscrittura della vicenda. Niente punte o tutù romantici. E nel secondo atto dimenticatevi il cimitero al chiaro di luna, qui siamo in un ospedale psichiatrico dove è ricoverata Giselle impazzita per amore. È un tipo di danza molto teatrale vicina all’espressionismo tedesco, a Kurt Joos con cui ha danzato la madre di Ek, Birgit Cullberg. Una tradizione di danza che continua anche in Francia con Maguy Marin o Catherine Diverrès».  

 

Di Mats Ek si dice che abbia un carattere molto ruvido. 

«Il nostro rapporto con lui è cominciato attraverso la moglie Ana Laguna, che danzava a Montecarlo dove l’ho conosciuta prima ancora di Mats. “Giselle” è stata la sua ultima cosa che abbiano acquisito in repertorio. Abbiamo anche la “Carmen” lo splendido “Solo for Two».  

 

Una scelta vincente quella della coreografia contemporanea? 

«Per fare il grande repertorio classico bisogna avere 60 ballerini come minimo. Questo possono farlo le maison come l’Opèra di Parigi. Accanto a queste in Francia abbiamo tantissime compagnie d’autore. La nostra si pone a metà strada. Io non sono coreografo e non l’ho mai voluto fare, ma ho sempre tenuto uno sguardo all’esterno, ed ho avuto la chance che sin dall’inizio Mats Ek, o Forsythe hanno voluto collaborare con noi».  

 

Altrettanto stretto il rapporto con Forsythe autore di «Limb’s Theorem» che avete presentato al Regio. 

«Forsythe è stato chiamato a dirigere la compagnia di Francoforte nell’84 quando io sono arrivato a Lione. Mi ha parlato di lui Kylian. Sono andato a cercarlo e la prima cosa che abbiamo fatto era “Step Text”. Poi “Love Songs, “Work Within Work”, “Quintett”, “One Flat Thing Reproduced”. Forsythe ha veramente rimescolato le carte, un rivoluzionario del vocabolario classico. Ha introdotto una forza e una concezione dello spazio completamente differente».  

 

Ormai sono poche le compagnie che conservano il repertorio di Forsythe degli anni 90, grandi affreschi a serata intera. 

«Siamo rimasti noi, Monaco di Baviera, Zurigo». 

 

La sua compagnia è davvero internazionale e gode di una grande reputazione fra i danzatori che fanno la coda per entrare a farvi parte. 

«I giovani vengono volentieri perché facciamo molte tournée che vuol dire girare il mondo. Quando sono più maturi vengono per il repertorio perché sanno che siamo l’unica compagnia dove possono ballare grandi nomi. La terza ragione è la città, Lione, dove la qualità della vita è meglio che a Parigi». 

 

Teatro Regio  

piazza Castello  

tel. 011/88.151 

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